A differenza del ferro da stiro, che si basa sulla pressione meccanica (schiacciamento in piano tramite peso e attrito di una piastra calda), la stiratrice verticale agisce mediante trasferimento termico e apporto immediato di umidità.
Attraversando il tessuto, il vapore acqueo (tra 98 °C e oltre 140 °C a seconda che provenga da un flusso continuo o da una caldaia in pressione) penetra fino al cuore del filo. Il calore combinato con le molecole d’acqua rompe temporaneamente i legami a idrogeno che mantengono la fibra spiegazzata. Appeso verticalmente, il capo ritrova il proprio aplomb e la struttura tridimensionale grazie al suo stesso peso, senza alcuna sollecitazione abrasiva.